Cartoline dalla migrazione

 

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La ricerca scientifica in ambito naturalistico, quasi sempre, regala emozioni e soddisfazioni. Com’è successo ad uno studio sulla migrazione del biancone (Circaetus gallicus), inseguito e monitorato a distanza grazie ad apparecchi di telemetria satellitare. Si tratta della prima indagine del genere, in Italia, ed è stata condotta da un dottorando presso l’Università di Alicante, in Spagna: il suo nome è Ugo Mellone.

Le giovani aquile erano state marcate con trasmittenti gps/Argos presso il Parco Regionale di Gallipoli Cognato, nelle Piccole Dolomiti Lucane, Basilicata: ed ora, raggiunte le aree di svernamento, nell’Africa tropicale, gli apparecchi hanno restituito inedite mappe del loro lungo viaggio verso sud.

© Foto Ugo Mellone

IMG_9468.jpgL’aggiornamento costante – passo passo, si potrebbe dire, se il viaggio fosse avvenuto via terra – è stato seguito da Mellone nell’ambito del “Progetto Biancone”, ed i risultati sono stati pubblicati sul sito Internet del Parco italiano. Due giovani rapaci di questa specie sono stati inconsapevoli protagonisti di un reality intercontinentale: Nic e Biagio – questi i nomi che il ricercatore aveva assegnato loro, prima di spiarne i movimenti celesti e le abitudini biologiche – erano stati appositamente marcati nel luglio scorso, grazie ad un finanziamento stanziato dall’Osservatorio Faunistico della Regione Basilicata e dall’Università di Alicante.

IMG_9518.jpgUn’operazione che ha ben presto fruttato, in termini di conoscenza scientifica: «Le trasmittenti – ha spiegato a NaturalTime Ugo Mellone – hanno un peso di appena quarantacinque grammi, meno del 3% di quello delle aquile. Funzionano tramite telemetria satellitare, una tecnica che consente di seguire le migrazioni degli uccelli attraverso piccole radio alimentate da pannelli solari. Questi strumenti, che sono stati applicati tramite una sorta di leggerissimo zainetto, pochi giorni prima che le giovani aquile si involassero dal nido, hanno inviato dati preziosi, come coordinate, orari, date, che abbiamo poi scaricato via Internet. Il biancone – spiega il ricercatore – è un’aquila che nidifica in ambienti mediterranei, si nutre quasi esclusivamente di serpenti, e trascorre l’inverno in prevalenza in Africa. Il sistema gps che abbiamo applicato a Biagio e a Nic ha consentito di localizzare i bianconi con precisione, e quindi di valutare le rotte di migrazione che ciascuno di loro ha scelto di utilizzare per attraversare il Mediterraneo e il Sahara, infine di determinare le aree precise di svernamento in Africa tropicale».

In effetti, il progetto ha dimostrato che i due rapaci hanno percorso viaggi parecchio diversi, che li hanno condotti in luoghi altrettanto distanti. Nic, partito dal Parco di Gallipoli Cognato il 16 settembre, ha risalito la costa tirrenica dello Stivale per poi seguire con una certa precisione il litorale ligure, verso la Costa Azzurra e la regione francese Linguadoca-Rossiglione, valicando i Pirenei per poi tornare a sorvolare il profilo continentale in terra spagnola all’altezza di Tarragona, giù fino in Andalusia, arrivando sullo Stretto di Gibilterra ed entrando così in area africana; da qui, attraversando il Marocco, l’Algeria e il Niger, ha concluso il suo viaggio proprio al confine con la Nigeria, dove sta svernando dal 5 novembre dopo aver percorso 5.847,66 chilometri. Non così Biagio, che pur partendo dalle stesse Dolomiti Lucane qualche giorno in ritardo – era il 25 settembre – ha scelto un tragitto lievemente spostato verso la terraferma, risalendo anch’esso l’Italia e attraversando il litorale francese, ma sorvolando l’intera catena dei Pirenei fino ai Paesi Baschi; da qui, ha virato decisamente verso sudovest, percorrendo il territorio di Castiglia e Leòn e scendendo lungo l’entroterra spagnolo fin quasi a Gibilterra; a questo punto dev’essersi preso una pausa per guardarsi un po’ intorno, se le strumentazioni hanno fatto rilevare una deviazione in direzione dell’Oceano Atlantico, seguendo il profilo litoraneo meridionale portoghese; ma si è chiaramente trattato di un giro temporaneo, siccome il viaggio è poi proseguito senza intoppi verso sud, attraverso il Marocco e la parte estrema occidentale dell’Algeria, entrando dal confine algerino in Mauritania e percorrendo l’intera diagonale della nazione verso sudovest, per poi fermarsi a svernare sulla costa vicina al Senegal; in tutto, dicono le trasmittenti, alla data del 5 novembre Biagio aveva volato per una distanza totale di 5.915,45 chilometri.

I dati raccolti hanno qualcosa di sorprendente. Perché se la migrazione, da sempre, è un fenomeno affascinante e straordinario proprio in quanto soggetto a leggi naturali ancora in parte sconosciute, il fatto di partecipare in diretta al viaggio di due aquile di pochi mesi di vita, immaginando i giorni e le settimane in volo attraverso migliaia di chilometri, faticando con loro al pensiero di superare barriere fisiche importanti come il mare e il deserto, adattandosi di continuo ad ambienti e climi diversi e sconosciuti, è di certo un’emozione, prima che un’occasione preziosa di conoscenza. Che comunque ha riservato anche interessanti spunti scientifici: «Si tratta infatti – ha commentato Mellone – di una delle migrazioni più inusuali del mondo, dato che i bianconi, per evitare gli alti costi energetici associati al volo sul mare, raggiungono l’Africa da Gibiliterra e non dalla Spagna».

E non è finita. Gli amici di Biagio e Nic, tra cui da oggi figuriamo anche noi, fingeranno di lasciarli riposare al caldo durante il lungo inverno che sta arrivando. Ma, c’è da scommetterci, con i primi sentori della primavera si riconnetteranno al sito del Parco per assistere al viaggio a ritroso dei bianconi e preparare la festa del loro ritorno.

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