L’incognita minaccia dei biocarburanti

229303.colza © Mirko Sotgiu.jpgLe associazioni internazionali che si occupano di ambiente, ma soprattutto di diritti umani, l’hanno detto chiaramente ormai da tempo, e non mostrano alcun dubbio: la corsa alla produzione e alla diffusione dei biocarburanti non è davvero un atto verde, anzi si tratta di un forte rischio per gli ecosistemi naturali di tutto il mondo, oltre che una minaccia serissima alla sopravvivenza di numerose popolazioni che di questi vivono. L’allarme risulta soprattutto evidente nell’Unione Europea, dove un’area pari a due volte la superficie del Belgio è destinata a scomparire entro il 2020, se dovrà essere convertita in coltivazioni per biocombustibili assecondando gli obiettivi del programma per la lotta ai cambiamenti climatici.

Foto: Campo di colza © Mirko Sotgiu

I programmi per incrementare l’utilizzo dei biocarburanti in Europa, nei prossimi dieci anni, divoreranno sessantanovemila chilometri quadrati di nuovo territorio, peggiorando gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici. È quanto ha rivelato la LIPU-BirdLife Italia in base ad un nuovo studio IEEP (Institute for European Environmental Policy), commissionato e diffuso a livello internazionale da un gruppo di associazioni che si occupano di ambiente e sviluppo: un’area due volte la superficie del Belgio dovrà essere convertita, entro il 2020, in campi coltivati per poter ricavare combustibile, mettendo in pericolo foreste, ecosistemi naturali e le comunità che da essi dipendono per la loro sussistenza.

La nuova ricerca – hanno sottolineato le nove importanti associazioni Actionaid, Birdlife International, Clientearth, European Environmental Bureau, Fern, Friends of the Earth Europe, Greenpeace, Transport & Environment, Wetlands International – analizza per la prima volta l’uso di biocarburanti, stabilito dagli Stati membri dell’Unione Europea nel Piano sulle Energie Rinnovabili. Anche la LIPU-BirdLife Italia, partner di BirdLife International, sostiene da tempo in modo ufficiale una posizione critica sui biocarburanti.

Dalla nuova ricerca dell’Institute for European Environmental Policy emergono criticità significative.

Innanzitutto, l’Europa sta per incrementare in modo significativo l’uso di biocarburanti: entro il 2020, essi forniranno il 9,5% del carburante da trasporto, e proverranno per il 90% da coltivazioni di piante ad uso alimentare umano.

Considerando poi il consumo di territorio indiretto, i biocarburanti emetteranno ogni anno, entro il 2020, fra ventisette e cinquantasei milioni di tonnellate di emissioni extra di gas clima alteranti, l’equivalente di un aumento di veicoli tra i dodici e i ventisei milioni di auto sulle strade dell’Europa.

Inoltre, senza un cambiamento delle politiche UE, i biocarburanti extra che l’Europa utilizzerà nei prossimi dieci anni causeranno un bilancio che sarà tra 81% e 167% peggiore rispetto a quello imputabile ai soli carburanti fossili.

Nell’ambito del piano europeo per le energie rinnovabili, cinque Paesi saranno responsabili per oltre due terzi dell’incremento di emissioni. Alcuni produrranno gran parte delle emissioni extra di gas clima alteranti da biocarburanti: al Regno Unito spetteranno 13,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, alla Spagna 9,5, alla Germania 8,6, all’Italia 5,3 e alla Francia 3,9 milioni di tonnellate.

«Foreste e natura – ha dichiarato Adrian Bebb di Friends of the Earth Europe – saranno distrutte a una velocità da shock per rifornire le nostre automobili. Il conseguente rilascio di gas clima alteranti renderà i biocarburanti un inquinatore peggiore dei carburanti fossili. L’Unione Europea riconsideri la sostenibilità dell’uso dei biocarburanti, e assicuri che il loro uso non porti a un maggior cambiamento climatico o alla distruzione dell’ambiente». «I biocarburanti – ha aggiunto Laura Sullivan di ActionAid – non sono una soluzione amica del clima. I piani dell’Unione Europea firmano alle aziende un assegno in bianco per continuare a sottrarre territorio alle parti del mondo più svantaggiate, al fine di far crescere i biocarburanti nei nostri serbatoi piuttosto che cibo per l’alimentazione dell’uomo. Le politiche energetiche dell’Europa stanno mettendo milioni di persone in pericolo, minacciando la fragile sicurezza alimentare dell’Africa».

La ricerca presentata include l’impatto dei biocarburanti sull’utilizzo indiretto di territorio (la loro produzione occupa terreni dedicati all’alimentazione, quindi questa deve cercarsene di nuovi), rendendo questo studio il più realistico realizzato finora sugli impatti reali globali dei target UE sui biocarburanti. Lo studio è stato pubblicato lo scorso novembre, in un momento chiave per le politiche UE sui biocarburanti, con la Commissione Europea che doveva rendere conto, entro fine anno, su come indirizzare le scelte e minimizzare le emissioni.

Le associazioni hanno chiesto ai governi dell’Unione Europea di rivedere con urgenza il reale impatto dei biocarburanti sui cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare, e di dare priorità all’efficienza energetica nel settore dei trasporti. La nuova legislazione – è il parere degli organismi che tutelano l’ambiente e le popolazioni più deboli – deve considerare l’impatto ecologico complessivo dei biocarburanti, inclusi i fattori di cambio indiretto di uso del suolo.

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